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		<title>Il tedesco è più preciso?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 19:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo fa, in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera (“Apri il dizionario, troverai l’anima. Dei tedeschi”) Isabella Bossi Fedrigotti affermava che «la lingua tedesca… è infinitamente (sic!) più precisa dell’italiano». Io le scrissi mettendo in dubbio tale affermazione, con gli argomenti qui di seguito esposti, ma la giornalista, invece di confutarli con controargomentazioni, mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=47&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa, in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera (“Apri il dizionario, troverai l’anima. Dei tedeschi”) Isabella Bossi Fedrigotti affermava che «la lingua tedesca… è infinitamente (sic!) più precisa dell’italiano».<br />
Io le scrissi mettendo in dubbio tale affermazione, con gli argomenti qui di seguito esposti, ma la giornalista, invece di confutarli con controargomentazioni, mi rispose che si era limitata a esporre le teorie del libro “Piccolo viaggio nell’anima tedesca” di Vannuccini e Pedrazzi, e mi invitava a rivolgermi alle due autrici. Cosa che feci, ma le due autrici, non so se per mancanza di cortesia o di argomenti, non mi risposero.<br />
In realtà però la giornalista non si era limitata a esporre le teorie delle due autrici, ma in un certo senso le aveva fatte proprie. L’articolo infatti iniziava così:</p>
<p><em>«La lingua, si sa, è il primo e più immediato specchio di un popolo e, a chi la sa leggere, fedelmente ne restituisce i tratti, lo spirito, l&#8217; identità. Nessuna meraviglia, dunque, se la lingua tedesca, grazie ai circa centomila vocaboli in più dei quali dispone, è infinitamente più precisa dell&#8217; italiano: è risaputo, infatti, che, al di là dei luoghi comuni, è appunto la precisione &#8211; o la sua mancanza &#8211; che fa la differenza tra tedeschi e italiani.»<br />
</em><br />
e solamente nel seguito dell’articolo veniva citato il libro.<br />
Se un giornalista scrivesse: «…poiché com’è noto padre Pio aveva la facoltà della bilocazione…» non potrebbe poi rispondere alle eventuali obiezioni: «l’ho letto nell’Osservatore Romano». Da una professionista come la Bossi Fedrigotti non me l’aspettavo.<br />
Ma la lingua tedesca è veramente più precisa dell’italiano? Vediamo.<br />
Nell’articolo si afferma che «noi dobbiamo andare a piedi, in auto, in treno o in nave, sempre usando il medesimo verbo, mentre loro hanno a disposizione due termini diversi, «gehen» e «fahren» a seconda se procedono con le proprie gambe oppure trasportati da un mezzo.»<br />
Questo esempio non dimostra nulla: è noto infatti che ogni lingua possiede caratteristiche e peculiarità che la differenziano dalle altre, e benché possa accadere che una lingua usi lo stesso vocabolo dove un’altra ne usa due, ciò non significa che in altri casi non possa invece accadere il contrario. Per esempio ai due vocaboli italiani sonno e sogno corrisponde l’unico vocabolo spagnolo sueño: signfica che l’italiano è più preciso dello spagnolo? Certamente no: in italiano diciamo io sono avvocato, io sono stanco, usando lo stesso verbo per indicare sia una condizione duratura sia una transitoria, mentre lo spagnolo in questo caso è più preciso e dice soy abocado (condizione duratura), ma estoy cansado (condizione transitoria).<br />
Tornando all’esempio addotto per dimostrare come il tedesco sarebbe più preciso, ricordo che anche in italiano invece di «andare in auto, in treno» posso «viaggiare in auto, in treno». Analogamente al posto di «andare in nave, in aereo» posso usare i verbi «navigare» e «volare».<br />
Nell’articolo si aggiunge: «E, come se non bastasse, per l’andare a piedi possono (i tedeschi) ricorrere anche a «schreiten», «wandern» e «laufen» a seconda del tipo di strada che percorrono e del ritmo dei loro passi». Come se l’italiano non avesse i verbi «incedere, vagabondare, correre» che appunto corrispondono ai tre verbi tedeschi; senza contare tutti gli altri vocaboli che possono esprimere i diversi tipi di andatura, per esempio: camminare, vagare, avanzare, pellegrinare, errare, gironzolare, girare, girovagare, girellare, ire, arrancare, ambulare, deambulare, passeggiare, procedere, marciare, saltellare, trascinarsi, caracollare, scorrazzare, trotterellare e così via.<br />
Né è esatto affermare che gehen in tedesco si possa usare solo per l’andare a piedi. Le frasi seguenti sono perfettamente lecite in tedesco:<br />
“Dieser Zug geht nur bis Zürich” (questo treno arriva solo fino a Zurigo);<br />
“Wann geht das nächste Flugzeug nach Frankfurt?” (quando parte il prossimo aereo per Francoforte?)<br />
Tra l’altro in questi due esempi il tedesco usa lo stesso verbo dove l’italiano ne usa due: in questo caso dunque l’italiano è più preciso!<br />
E si possono fare altri esempi:<br />
“Im Fasching gehe ich dieses Jahr als Indianer” (quest’anno a carnevale mi travestirò da indiano)<br />
“Geh nicht an meinen Computer wenn ich nicht da bin” (non usare il mio computer quando non ci sono)<br />
“Der Tisch geht nicht durch die Tür” (il tavolo non passa dalla porta)<br />
“Das Wasser geht mir bis zum Knie” (l’acqua mi arriva al ginocchio)<br />
Come si vede in questi esempi al generico verbo gehen usato in tedesco corrispondono in italiano i verbi specifici travestirsi, usare, passare, arrivare, con buona pace dell’asserita maggiore precisione del tedesco.<br />
Faccio un altro esempio. Prendiamo i due verbi italiani “attendere” e “aspettare”. Com’è noto “attendere” implica il gradimento di ciò che si attende, per es. “la mamma attende il ritorno del figlio”; Dante, quando prega Virgilio di concedergli di ascoltare da Ulisse il racconto della sua avventura, dice: «maestro, assai ten priego / e ripriego, che il priego vaglia mille, / che non mi facci dell’attender niego» (Inf. XXVI, 65-67); Madama Butterfly sospirando il ritorno dell’amato canta: «e non mi pesa la lunga attesa». Al contrario si “aspetta” desiderando però che l’oggetto aspettato non venga, per es. «chi la fa l’aspetti!»; «c’era da aspettarselo»; «la moglie attende l’amante perché non aspetta il marito»; Manzoni quando descrive l’incontro di don Abbondio con i bravi: «Il curato, voltata la stradetta, &#8230; vide una cosa che non s’aspettava, e che non avrebbe voluto vedere.» (Promessi sposi, cap. I). Anche se non sempre lo stesso Manzoni rispetta la distinzione di significato tra i due verbi: quandoque bonus dormitat Homerus.<br />
In tedesco invece lo stesso verbo “erwarten” può essere usato sia che l’oggetto sia desiderato o no; per es. «das war zu erwarten» (c’era da aspettarselo), ma «ich kann es kaum erwarten» (non vedo l’ora di&#8230;).<br />
Si potrebbe obiettare che non tutti (anche tra gli scrittori) rispettano la distinzione tra aspettare e attendere, e che l’uso percepisce ormai i due verbi quasi come sinonimi, uso ormai accolto da molti dizionari sulla base del discutibile principio: error communis facit ius. Ma allora, reciprocamente, si deve riconoscere che non tutti i tedeschi adoperano i vocaboli in più che la loro lingua avrebbe rispetto all’italiano.<br />
Ortega y Gasset afferma che in arabo ci sono centinaia di vocaboli per designare il cammello: dobbiamo per questo dire che l’arabo è più preciso?<br />
Quanto al numero di vocaboli delle maggiori lingue europee, Beppe Severgnini (nel libro “L’Inglese”, BUR 1997, pag. 33) fornisce questi dati: per l’inglese, l’Oxford English Dictionary avrebbe circa 500.000 lemmi; il tedesco avrebbe 185.000 vocaboli, l’taliano circa 150.000, il francese meno di 100.000. Quindi il tedesco avrebbe solo 35.000 (e non centomila) vocaboli in più dell’italiano, ma ne avrebbe oltre trecentomila meno dell’inglese; se anche fosse vero, credo che nessun tedesco accetterebbe l’affermazione che l’inglese sarebbe più preciso<br />
Peraltro a mio parere la precisione non è delle lingue, ma delle persone che quelle lingue adoperano.<br />
E’ senza dubbio una trovata efficace l’incipit del libro di Vannuccini e Pedrazzi, dove si afferma che una parola come Schadenfreude non c’è nelle altre lingue. In realtà in italiano si potrebbe tradurre gioia maligna. Gli inglesi lo traducono malicious pleasure, i francesi joie maligne, e mi sembra che più o meno siano la stessa cosa.<br />
Le due autrici sostengono che le altre lingue non hanno una parola come Schadenfreude perché viene tradotta con due parole invece di una, ma in realtà anche il vocabolo tedesco è formato dalle due parole Schaden e Freude.<br />
Mi viene subito in mente un controesempio: cotone in tedesco si dice Baumwolle, vocabolo composto da due parole Baum (albero) e Wolle (lana): dobbiamo per questo dire che il tedesco non ha una parola per cotone? Forse diremo che l’inglese non ha una parola per dire innamorarsi perché ne usa quattro: to fall in love? Oppure che i francesi non hanno una parola per dire quadrifoglio perché dicono trèfle à quatre feuilles? Una palese assurdità.<br />
Inoltre ogni lingua può avere una peculiarità in un certo ambito che la rende più flessibile di un’altra, ma non si tratta di superiorità, bensì di diversità. Severgnini (nel libro citato) afferma che l’inglese è “geniale”, giudizio senz’altro condivisibile, a patto che si dica che anche l’italiano è geniale, come pure il tedesco, il francese, e così via: ogni lingua infatti è geniale in un ambito diverso.<br />
Il tedesco per esempio ha una grande facilità nella creazione di parole composte, anche da più di due elementi, che evita l’appesantimento derivante dall’uso di molte preposizioni, ma l’italiano ha una grande facilità nella creazione, con semplici suffissi, di accrescitivi, peggiorativi, diminutivi, vezzeggiativi; per es. da uomo posso derivare omino, ometto, omicino, omiciattolo, omettino, omettaccio, omone, omaccio, omaccino, omaccione, omarino, omuncolo. In tedesco per esprimere le stesse sfumature di significato (a parte “ometto” che posso rendere con Männchen) devo ricorrere a locuzioni oppure a vocaboli con radice diversa (per es. kleiner Mann, Dreikäsehoch, Knirps, Strichmännchen, Bulle, ecc.)<br />
Alla luce di quanto sopra, mi sembra quanto meno azzardato affermare, come fa la giornalista, che la lingua tedesca sia «infinitamente più precisa dell’italiano»: in ogni caso quell’infinitamente è di troppo.</p>
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		<title>Teorema</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Teorema Tempo fa un lettore del Corriere, segnalava che nel libro «La rivoluzione dimenticata» del matematico Lucio Russo, veniva affermato che esisterebbe un rischio concreto di involuzione della scienza verso forme irrazionali e si sottolineava come l’Italia sarebbe all’avanguardia avendo introdotto il termine «teorema» quale sinonimo di «fandonia calunniosa dedotta con sofismi». In realtà il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=38&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Teorema</p>
<p>Tempo fa un lettore del Corriere, segnalava che nel libro «La rivoluzione dimenticata» del matematico Lucio Russo, veniva affermato che esisterebbe un rischio concreto di involuzione della scienza verso forme irrazionali e si sottolineava come l’Italia sarebbe all’avanguardia avendo introdotto il termine «<em>teorema</em>» quale sinonimo di «fandonia calunniosa dedotta con sofismi».</p>
<p>In realtà il termine <em>teorema</em>, fuori dall’ambito scientifico, è anche usato nel senso di «ipotesi fondata prevalentemente su deduzioni logiche, come nella frase “<em>formulare un teorema accusatorio</em>” (Zingarelli)».</p>
<p>Occorre peraltro osservare che il termine <em>teorema</em> è imparentato etimologicamente con la parola <em>teoria</em>, che può significare  «formulazione sistematica dei principi propri di una dottrina filosofica, un sapere scientifico…», ma che è anche sinonimo di «<em>idea</em>, <em>opinione</em>» (Zingarelli).</p>
<p>Inoltre è noto che in tutte le lingue ci sono vocaboli che in contesti diversi possono assumere significati opposti.  Per esempio <em>ospite</em> può significare sia <em>l’ospitante</em> sia <em>l’ospitato</em>; <em>affittare</em> può significare sia <em>dare</em> sia <em>prendere</em> <em>in</em> <em>affitto</em>.</p>
<p>In inglese <em>to</em> <em>cleave</em> può significare sia <em>spaccare (the wooden door had been cleft in two)</em>, sia <em>stare</em> <em>attaccato (therefore</em> <em>a</em> <em>man</em> <em>leaves</em> <em>his</em> <em>father</em> <em>and</em> <em>his</em> <em>mother</em> <em>and</em> <em>cleaves</em> <em>to</em> <em>his</em> <em>wife</em>, <em>and</em> <em>they</em> <em>become</em> <em>one</em> <em>flesh</em>, Genesi 2<em>,</em> 24); <em>to</em> <em>ravel</em> può signficare sia <em>ingarbugliare</em> sia <em>sbrogliare</em>.</p>
<p>In tedesco <em>der</em> <em>Boden</em> significa <em>suolo</em>, ma può anche significare <em>solaio</em>; e si potrebbe continuare con molti altri esempi.</p>
<p>Codesto fenomeno, che può sembrare marginale, secondo alcuni studiosi affonda le sue radici nell’origine del linguaggio: secondo il linguista tedesco Carl Abel, una parola allo stato primitivo può avere significati opposti, che gradualmente vanno distinguendosi attraverso il progresso della razionalità: per concepire l’oscurità dobbiamo pensare alla luce, per pensare alla forza dobbiamo separarne il significato dalla debolezza. Il fenomeno si riscontra anche nella lingua dell’antico Egitto e in altre lingue dell’antichità.</p>
<p>Degli studi di Abel si interessò anche Freud, che nel saggio “Über den Gegensinn der Urworte” (Sul significato antitetico delle parole primordiali), ricorda come in latino <em>altus</em> significhi sia <em>alto</em> sia <em>profondo</em>, <em>sacer</em> significhi sia <em>sacro</em> sia <em>maledetto</em>, <em>esecrando</em>. Freud vedeva in codesto fenomeno una conferma delle sue scoperte sull’inconscio e un’analogia con il linguaggio onirico, dove si possono trovare sia parole sia situazioni rovesciate.</p>
<p>E’ anche possibile che a considerazioni di questo tipo si siano ispirati gli autori delle famose, anche se fantasiose, etimologie latine <em>lucus</em> (bosco) <em>a</em> <em>non</em> <em>lucendo, canis</em> <em>a</em> <em>non</em> <em>canendo</em> (attribuite rispettivamente a Varrone e a Isidoro di Siviglia).</p>
<p>Con questo non voglio incoraggiare l’uso improprio che viene spesso fatto di molti vocaboli: io stesso evito di usare il termine <em>teorema</em> se non nel significato di enunciato logicamente dimostrato a partire da assiomi. Ho solo voluto precisare come spesso nel linguaggio comune ci possano essere termini di signifcato ambiguo. D’altra parte anche in ambito scientifico, per molti anni si è parlato dell’ultimo teorema di Fermat quando era ancora una congettura, prima che il matematico inglese John Wiles lo dimostrasse nel 1994.</p>
<p>Non mi sembra quindi, concludendo, che si possa affermare che l’Italia sia all’avanguardia nell’involuzione della scienza verso forme irrazionali solo perché viene adoperato il termine <em>teorema</em> anche nel senso di congettura. L’Italia avrà tante colpe, ma non diamole anche quelle che non ha.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/38/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=38&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Conversione decimale &#8211; binario</title>
		<link>http://zoris.wordpress.com/2009/06/29/conversione-decimale-binario/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 13:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
		<category><![CDATA[sistema binario]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono solamente 10 tipi di persone nel mondo: chi comprende il sistema binario e chi no Gli algoritmi riportati nei manuali per convertire un numero intero dal sistema decimale al sistema binario sono spesso complicati e poco pratici. Anche quelli reperibili in vari siti Internet non sono migliori. E’ vero che ci sono i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=25&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">
<p><em>Ci sono solamente 10 tipi di persone nel mondo:<br />
chi comprende il sistema binario e chi no<br />
</em></p>
<p>Gli algoritmi riportati nei manuali per convertire un numero intero dal sistema decimale al sistema binario sono spesso complicati e poco pratici. Anche quelli reperibili in vari siti Internet non sono migliori.<br />
E’ vero che ci sono i calcolatori tascabili (e anche la calcolatrice scientifica di Windows), ma non sempre sono a portata di mano.<br />
Qui di seguito propongo due algoritmi molto semplici e pratici da usare.</p>
<p>Conversione binario – decimale<br />
Il metodo si comprende meglio con un esempio. Si debba convertire in base 10 il numero binario 1011001.</p>
<p>Soluzione:<br />
1   0   1   1    0   0    1<br />
1   2   5  11  22  44  89</p>
<p>Spiegazione: si scrive il numero binario dato; sotto il primo 1 si scrive 1, e successivamente, procedendo da sinistra verso destra, si raddoppia il numero che si trova a sinistra, aggiungendo però 1 al risultato se ci si trova in corrispondenza di un 1 nella riga superiore. Per esempio ho scritto 2 dopo il primo 1 perché sopra c’è uno zero, ma dopo il 2 ho scritto 5 (cioè 2&#215;2+1) perché sopra c’è un 1. L’ultimo numero a destra (in questo caso 89) è il numero decimale corrispondente al numero binario dato. Infatti<br />
1011001 (b) = 89 (d)  come si può facilmente verificare.</p>
<p>Altro esempio:<br />
1   0   1    1     1<br />
1   2   5   11   23<br />
quindi: 10111(b) = 23(d)</p>
<p>Conversione decimale – binario<br />
Anche in questo caso conviene illustrare il metodo con un esempio. Sia da convertire in base 2 il numero decimale 89.</p>
<p>Soluzione:<br />
89  44  22  11  5  2  1<br />
1    0    0    1    1  0  1<br />
89(d) = 1011001(b)</p>
<p>Spiegazione: si scrive il numero decimale dato e si procede verso destra dimezzando il numero che precede, omettendo la parte dopo la virgola. Quindi dopo 89 la metà sarebbe 44,5 ma scrivo solo 44, e così continuando fino a quando ottengo 1 come risultato. Successivamente nella riga sottostante scrivo uno zero in corrispondenza dei numeri pari, un 1 in corrispondenza dei numeri dispari.<br />
Il numero binario cercato è quello che si ottiene scrivendo le cifre della seconda riga in senso inverso, cioè cominciando dall’ultima cifra.</p>
<p>Altro esempio:<br />
23  11  5  2  1<br />
1     1   1   0  1<br />
quindi:  23(d) = 10111(b)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/25/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=25&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il fine non è lieto</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 14:31:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[inglese]]></category>
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		<description><![CDATA[Personalmente non sono contrario all’uso, scrivendo in italiano, di vocaboli o locuzioni inglesi o di altre lingue, purché, ovviamente, non si ecceda e si rimanga entro i limiti del buon senso e del buon gusto. Del resto ci sono ormai termini e locuzioni che sono stati assimilati nell’italiano e che sarebbe illogico espungere. Per esempio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=19&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente non sono contrario all’uso, scrivendo in italiano, di vocaboli o locuzioni inglesi o di altre lingue, purché, ovviamente, non si ecceda e si rimanga entro i limiti del buon senso e del buon gusto. Del resto ci sono ormai termini e locuzioni che sono stati assimilati nell’italiano e che sarebbe illogico espungere. Per esempio se io dicessi «ieri ho visto una pellicola occidentale» nessuno mi capirebbe, mentre se dico «ho visto un film western» tutti sanno di che cosa stia parlando.<br />
Ci sono però due condizioni che si dovrebbero tenere presenti:<br />
- in italiano non deve essere in uso l’espressione equivalente<br />
- l’espressione straniera deve essere usata correttamente.</p>
<p>Recentemente si è molto diffusa la locuzione inglese “happy end”, che mi sembra non soddisfi nessuna delle due condizioni: sia perché in italiano esiste la locuzione “lieto fine”, sia perché, se proprio si vuole usare l’inglese, si dovrebbe dire “happy ending”. Siamo insomma in presenza di un caso di &#8220;unhappy ending&#8221;.<br />
Altra parola inglese che ha trovato molta fortuna in Italia è “suspense” nell’accezione di “ansiosa attesa” (in genere di un risultato desiderato o temuto): e fin qui nulla di male. Ma spesso in TV la si sente pronunciare */sàspens/ oppure */suspàns/ (forse ritenendo che sia francese), quasi mai con la prouncia corretta /sɘ&#8217;spens/ (simboli IPA, accento tonico sull’ultima sillaba).</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/zoris.wordpress.com/19/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/zoris.wordpress.com/19/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/19/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=19&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Avvocato o avvocata?</title>
		<link>http://zoris.wordpress.com/2008/06/24/avvocato-o-avvocata/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 13:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[dizionari]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Fin da ragazzo ho avuto una passione per i dizionari (che stramberia, direte): il fatto che quel ponderoso volume registrasse tutte le parole della lingua mi affascinava, quel libro mi sembrava uno scrigno magico contenente tutte le meraviglie del mondo. Immaginate la delusione quando poi scoprivo che non era vero. Ricordo che alla scuola media [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=18&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fin da ragazzo ho avuto una passione per i dizionari (che stramberia, direte): il fatto che quel ponderoso volume registrasse tutte le parole della lingua mi affascinava, quel libro mi sembrava uno scrigno magico contenente tutte le meraviglie del mondo. Immaginate la delusione quando poi scoprivo che non era vero. Ricordo che alla scuola media ci fecero comprare un dizionario che nella prefazione affermava che nel volume erano state accuratamente espunte tutte le parole oscene e blasfeme: forse l’unico caso in cui un autore si vanti dell’incompletezza della propria opera. Mi viene in mente l’aneddoto attribuito a Samuel Johnson, autore di un dizionario della lingua inglese: quando alcune devote vecchie signore si congratularono con lui perché non vi aveva incluso le parole indecenti, rispose sarcasticamente che era felice di constatare che le avevano cercate.<br />
Per me un dizionario deve soprattutto servire a chiarire eventuali dubbi circa l’uso corretto dei vocaboli e delle locuzioni. Non approvo quindi la tendenza che si riscontra in recenti opere lessicografiche che spesso si mostrano quasi timorose di segnalare le forme errate o comunque da evitare, in omaggio al principio, a mio parere discutibile, che <em>error communis facit ius</em>.<br />
Accade spesso che, dopo aver consultato un dizionario per chiarirsi un dubbio, se ne sappia quanto prima.<br />
Faccio un esempio. Ho consultato il Vocabolario della lingua italiana edito dall’Istituto della Enciclopedia Italiana (il cosiddetto Treccani) per sapere se una donna che eserciti la professione legale debba essere chiamata <em>avvocato, avvocata</em> oppure <em>avvocatessa</em>. Il dubbio nasce dal fatto che spesso viene usata la forma maschile anche per le donne. Il Vocabolario dice: «<em>il femminile avvocatessa indica la donna che esercita l’avvocatura (nell’uso giuridico è indicata però col maschile)</em>.» Ma che cos’è l’uso giuridico? Il vocabolario non lo spiega. Se incontro per strada la professionista che mi sta difendendo in una causa, devo dire «<em>Buon giorno avvocato</em>, oppure <em>avvocatessa</em>»? Il vocabolario non mi aiuta. Secondo la spiegazione del vocabolario, se mia moglie esercita l’avvocatura, rispondendo al telefono devo dire «<em>l’avvocato non c’è</em>» se sta chiamando un giudice (uso giuridico), mentre devo dire «<em>l’avvocatessa non c’è</em>» se sta chiamando la sarta (uso non giuridico): una palese assurdità. Inoltre il vocabolario non spiega, nel caso si usi la forma maschile per la donna, come devo fare l’accordo grammaticale: devo cioè dire «<em>l’avvocato è arrivato</em>» oppure «<em>l’avvocato è arrivata</em>»?<br />
Dato che piaccia o non piaccia la lingua italiana ha il genere femminile, a me sembrerebbe preferibile la forma <em>avvocata</em>, che però secondo il vocabolario Treccani è attributo della Madonna. E con ciò? Anche i vocaboli <em>madre, santa, vergine</em> vengono attribuiti alla Madonna, il che non impedisce di usarli anche in altri contesti.<br />
La stranezza è che le dirette interessate sembrano preferire il maschile, con buona pace delle battaglie femministe. Non capisco perché <em>l’avvocata, la direttrice, la ministra</em> debbano, almeno grammaticalmente, cambiare sesso e diventare <em>avvocato, direttore, ministro</em>, mentre lo stesso non avviene per <em>la bidella, la cameriera, la maestra</em>, ecc.<br />
A proposito di ministro, tempo fa sul Corriere ho letto la frase «…<em>è di tale evidenza che la stessa ministro Prestigiacomo</em>…», che mi sembra faccia a pugni non solo con la grammatica ma anche con la logica e il buon senso. Nessuno infatti direbbe «<em>la sentinella si è addormentato</em>» anche se la sentinella si chiamasse Mario Rossi.<br />
Continuando di questo passo non è improbabile che leggeremo frasi del tipo: <em>ieri il direttore ha dato alla luce un bel bambino, il redattore capo è convolato a nozze con il ministro dell’innovazione</em>.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/zoris.wordpress.com/18/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/zoris.wordpress.com/18/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/18/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=18&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un&#8217;occasione sprecata</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 12:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi è il 14 maggio 2008, 60° anniversario della proclamazione dello stato d’Israele. Stanotte ho fatto un sogno e, come dice Renato Fucini in un suo sonetto, &#8220;mi pareva, da tanto ch&#8217;era bello, di sognare&#8221;. Ecco il sogno: «Era il 14 maggio 1958, e in Palestina si festeggiava il decimo anniversario della proclamazione dei due [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=16&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è il 14 maggio 2008, 60° anniversario della proclamazione dello stato d’Israele.<br />
Stanotte ho fatto un sogno e, come dice Renato Fucini in un suo sonetto, &#8220;mi pareva, da tanto ch&#8217;era bello, di sognare&#8221;. Ecco il sogno: «Era il 14 maggio 1958, e in Palestina si festeggiava il decimo anniversario della proclamazione dei due stati: quello ebraico e quello arabo. Tutti i giornali ricordavano come subito dopo la proclamazione dello stato israeliano, anche i palestinesi, malgrado l’opposizione di alcuni stati arabi, avevano accettato la risoluzione dell’ONU e avevano proclamato il loro stato. Ora quella che dieci anni prima era una zona quasi desertica, con un’economia tra le più arretrate, era diventata un giardino fiorito con un’economia in forte espansione e un tasso di accrescimento del PIL tra i più elevati. L’intelligenza e l’operosità degli israeliani unitamente all’intelligenza e all’operosità degli arabi palestinesi, avevano creato il miracolo di una collaborazione nell’area a prima vista impensabile. I due stati, dopo un primo periodo di diffidenza, avevano iniziato un cammino comune, con intensi interscambi, e il fiorente sviluppo economico dell’area con il conseguente aumento del benessere dei cittadini aveva messo in minoranza i fondamentalisti dell’uno e dell’altro campo che pure avevano cercato di minare le basi di quella che era ormai una pacifica e consolidata convivenza.»<br />
Poi mi sono svegliato. Spesso si rimprovera allo stato di Israele di non obbedire alle risoluzioni dell’ONU, ma si dimentica (o si fa finta di dimenticare) che è stata proprio la mancata accettazione da parte dei palestinesi e degli stati arabi della spartizione della Palestina stabilita dall’ONU l’occasione sprecata che ha forse impedito che si verificasse quanto da me sognato. Molti giovani che manifestano contro Israele e a volte ne bruciano la bandiera forse ignorano che all’indomani della proclamazione dello stato ebraico, gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania lo attaccarono con il proposito di eliminarlo, ma furono sconfitti.<br />
E’ vero che la storia non si fa con i se, tuttavia è lecito rammaricarsi per ciò che sarebbe potuto accadere e non è invece accaduto: se si potesse tornare indietro, c’è qualche palestinese che non pensi sarebbe stato meglio accettare la creazione dei due stati?<br />
Chi rimprovera Israele per gli errori commessi dovrebbe farsi la domanda: li avrebbe commessi se gli stati arabi avessero accettato la risoluzione dell’ONU? Le successive guerre scaturite da questa situazione hanno purtroppo reso molto difficile la soluzione del problema, anche perché ora che tanto sangue è stato versato, è facile per i fondamentalisti religiosi che purtroppo esistono in entrambi gli schieramenti assumere un atteggiamento intransigente che vanifica ogni tentativo di pacificazione. I fondamentalisti israeliani si rifanno alla Bibbia e sostengono che dio ha destinato la Palestina agli ebrei, quelli arabi si rifanno al Corano e vogliono addirittura la sparizione dello stato ebraico.<br />
Il giornalista inglese Christopher Hitchens scrive nel suo libro “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa”: «Una volta a New York sentii un discorso di Abba Eban, ex-ministro degli esteri israeliano. La prima cosa che saltava agli occhi nel conflitto israelo-palestinese, disse, era la facilità della sua soluzione. Due popoli all’incirca della stessa consistenza rivendicavano la medesima terra. La soluzione era, ovviamente, di creare due stati, uno a fianco dell’altro. Era così difficile da capire una cosa tanto evidente? Sarebbe stato certamente così, decenni fa, se fossero stati tenuti fuori dalla faccenda rabbini messianici, mullah e preti. Ma la pretesa esclusiva a un’autorià conferita da dio, avanzata dal clero fanatico di entrambe le parti in causa ulteriormente alimentata da cristiani, ha reso intollerabile la situazione.»<br />
Ciò dimostra come sia errato affrontare i problemi che la complessità del mondo moderno ci presenta, sulla base di libri scritti decine di secoli fa, per situazioni completamente diverse, che si prestano a interpretazioni spesso contraddittorie, e che ciascuno considera la parola del proprio dio.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/zoris.wordpress.com/16/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/zoris.wordpress.com/16/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/16/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=16&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alfabeto: quante lettere?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 11:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dizionari]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle grammatiche e nei dizionari della lingua italiana ho rilevato una certa confusione per quanto riguarda il numero di lettere dell’alfabeto. C’è chi dice (correttamente) che le lettere dell’alfabeto sono 26, chi dice che sono 21, chi addirittura, alquanto bizzarramente, 25 (come fa il Vocabolario Treccani che non distingue tra i e j). A mio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=15&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nelle grammatiche e nei dizionari della lingua italiana ho rilevato una certa confusione per quanto riguarda il numero di lettere dell’alfabeto. C’è chi dice (correttamente) che le lettere dell’alfabeto sono 26, chi dice che sono 21, chi addirittura, alquanto bizzarramente, 25 (come fa il Vocabolario Treccani che non distingue tra i e j). A mio parere è anacronistico sostenere che le lettere j, k, w, x, y siano lettere “straniere”: esse ormai fanno parte di fatto e di diritto anche dell’alfabeto italiano. Senza di esse non potremmo scrivere <em>junior, joule, km, watt, extra</em>,<em> ex-ministro,</em> cognomi italiani come <em>Ojetti, Bixio</em>, il simbolo del potassio K,<span>  </span>e numerosi altri termini, per non parlare delle targhe automobilistiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Prendiamo per esempio il “GRANDE DIZIONARIO ITALIANO DELL’USO”, di Tullio De Mauro. Alla voce <strong>Z</strong>, si dice: «ventiseiesima lettera dell’alfabeto». Bene, si direbbe. Ma subito dopo, quasi pentendosi di aver affermato una cosa giusta, aggiunge: «ventunesima di quello scolastico». Ma come, ci sono due alfabeti? Quello scolastico sarebbe diverso? De Mauro non lo spiega. Ma ve lo immaginate: se un insegnante dovesse domandare a un alunno di elencare le lettere dell’alfabeto, l’alunno dovrebbe prima domandare: «quale, quello scolastico o quello di 26 lettere?» E’ vero che purtroppo nelle nostre scuole elementari viene insegnato un alfabeto di 21 lettere, con grave danno degli studenti, perché poi essi, da adulti, quando devono consultare un elenco alfabetico fanno fatica a collocare esattamente le famose 5 lettere. D’altra parte come fanno gli insegnanti a dare agli studenti una corretta informazione, se perfino l’ex-ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, docente di Linguistica generale all’Università La Sapienza, ha le idee confuse sull’argomento?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ormai la maggior parte delle persone pronunciano il nome alfabetico della lettera j in inglese (/dʒeɪ/ con i simboli IPA), il che prova che a scuola non gli hanno insegnato il nome italiano (i lungo).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per curiosità ho voluto estendere la ricerca consultando alcuni dei dizionari più diffusi. Il Devoto Oli dice: «z ventunesima e ultima lettera dell’alfabeto italiano». Il Battaglia (Grande Dizionario della Lingua Italiana in 21 volumi): « Z, lettera che nell&#8217;alfabeto italiano occupa il ventunesimo e ultimo posto e il ventiseiesimo nell&#8217;alfabeto che comprende anche la J, la K, la W, la X e la Y.».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il Vocabolario della lingua italiana dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (Treccani): «z, venticinquesima e ultima lettera dell’alfabeto latino (sic)» (cosicché se consulto il vocabolario Treccani per sapere di quante lettere è l’alfabeto italiano, mi viene risposto che quello latino ne ha venticinque!). Il recente Sabatini Coletti 2008 per non compromettersi sceglie di non pronunciarsi: «z, ultima lettera dell&#8217;alfabeto latino e delle lingue che lo adottano», così chi ha speso i soldi per comprarlo e lo consulta ne sa quanto prima. Il Dizionario Zingarelli è uno dei pochi che già da diverse edizioni ha adottato l’unica definizione corretta: «z, ventiseiesima lettera dell’alfabeto italiano», senza se e senza ma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Qualcuno mi potrebbe accusare di eccessiva pedanteria: in fondo la cosa non sarebbe tanto importante. Ma non è così, in qualche caso potrebbero esserci conseguenze pratiche dannose. Faccio un esempio. E’ noto che nelle prove di ammissione a molte facoltà universitarie vengono spesso proposti quesiti in cui si elencano alcuni numeri o alcune lettere, e si chiede al candidato di indicare il numero o la lettera che logicamente continua la sequenza. Supponiamo venga proposta la sequenza di lettere:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">B, D, F, H, …</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">e si richieda di indicare la lettera che logicamente in questa sequenza, viene dopo la H.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Siccome è facile vedere che le lettere in questo caso si susseguono in modo alterno (una lettera sì e una no), il candidato dovrebbe indicare la lettera che nell’alfabeto segue la I; e qui viene il bello: tale lettera può essere J, K, L a seconda che ci si riferisca a un alfabeto di 26, 25 o 21 lettere. Quindi il candidato per dare la risposta ritenuta corretta dovrebbe sapere a quale dizionario abbia fatto riferimento il compilatore del quesito. Siccome in questo caso l’unica risposta esatta è J, il candidato che la scegliesse rischierebbe di essere bocciato da Devoto, Oli e dagli altri lessicografi fissati con le 21 lettere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">P.S. Chi volesse commentare che l&#8217;uso del pronome <em>gli</em> al posto di <em>loro</em> nella terza persona plurale sarebbe errato, si risparmi la fatica perché non è vero.</span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/zoris.wordpress.com/15/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/zoris.wordpress.com/15/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/15/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=15&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Editori, risparmiateci il torcicollo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 13:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ho mai capito perché le case editrici non abbiano adottato un criterio uniforme per indicare il titolo dei libri sul dorso. In alcuni casi il titolo è scritto dall’alto verso il basso, in altri casi dal basso verso l’alto, e questo avviene a voltre anche nell’ambito della medesima casa editrice. Ma che importanza ha? [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=10&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;">Non ho mai capito perché le case editrici non abbiano adottato un criterio uniforme per indicare il titolo dei libri sul dorso. In alcuni casi il titolo è scritto dall’alto verso il basso, in altri casi dal basso verso l’alto, e questo avviene a voltre anche nell’ambito della medesima casa editrice.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ma che importanza ha? direte voi. Il fatto è che quando si guarda uno scaffale pieno di libri disposti in verticale, per leggere i titoli si deve continuamente piegare il capo ora a destra ora a sinistra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ancora peggio quando si ha una pila di libri disposti uno sopra l’altro: siccome ovviamente si dispongono con la copertina rivolta verso l’alto, alcuni titoli risulteranno comodamente leggibili (quelli scritti dall’alto verso il basso), gli altri risulteranno capovolti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;">Da quest’ultima considerazione risulta quindi che l’unico sistema razionale di scrivere il titolo nel dorso è quello dall’alto verso il basso, e poiché non vedo quale difficoltà ci sia per adottarlo universalmente, auspico che gli editori si mettano d’accordo una volta per tutte a beneficio dei lettori.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;">Naturalmente un caso a parte è quello dei libri di grosso spessore (come dizionari, enciclopedie, ecc.), nei quali di solito il titolo viene scritto sul dorso in orizzontale.</span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/zoris.wordpress.com/10/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/zoris.wordpress.com/10/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=10&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lo scisma d&#8217;Inghilterra</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 10:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[  Un lettore del Corriere della Sera, riferendosi alla contesa tra Enrico VIII e il papa Clemente VII, scrive che «per un capriccio di Enrico VIII, vi è stato uno scisma che ancora non si ricuce.» In realtà il re avrebbe potuto benissimo tenersi Anna Bolena come amante,  comportamento consueto secondo i costumi del suo tempo. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=8&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><span style="font-size:13.5pt;font-family:Arial;"><img src="http://zoris.files.wordpress.com/2008/02/enrico-viii.thumbnail.jpg?w=500" alt="Enrico VIII" />Un lettore del Corriere della Sera, riferendosi alla contesa tra Enrico VIII e il papa Clemente VII, scrive che «per un capriccio di Enrico VIII, vi è stato uno scisma che ancora non si ricuce.» </span></p>
<p><span style="font-size:13.5pt;font-family:Arial;">In realtà il re avrebbe potuto benissimo tenersi Anna Bolena come amante,  comportamento consueto secondo i costumi del suo tempo. Ma Enrico voleva un erede maschio legittimo per assicurare all&#8217;Inghilterra una successione indiscussa, evitando, dopo la sua morte, una guerra civile. Inoltre, come sostiene lo storico inglese Trevelyan nella sua «History of England», il rifiuto opposto dal papa a sciogliere Enrico dal vincolo matrimoniale non era dovuto a scrupoli morali (sacralità del matrimonio, indissolubilità dello stesso): poco prima il papa aveva concesso lo scioglimento del vincolo alla sorella di Enrico, Margherita, regina di Scozia, con un pretesto assai meno giustificabile; e i suoi predecessori avevano sciolto il matrimonio di sovrani come Luigi XII di Francia, per nessun altro motivo che la ragion di Stato.»</span><span style="font-size:13.5pt;font-family:Arial;">    Scrive ancora Trevelyan: «A Enrico sembrò intollerabile che gli interessi dell&#8217;Inghilterra dovessero dipendere, tramite il papa, dalla volontà dell&#8217;imperatore (Carlo V), e finì per rendersi conto di ciò che molti Inglesi avevano già chiaro da tempo: che l&#8217;Inghilterra, se voleva essere veramente una nazione, doveva ripudiare una giurisdizione spirituale formulata dai suoi nemici. Lo spirito nazionalistico inglese ormai adulto, si chiedeva perché dovessimo andare a cercare all&#8217;estero le nostre leggi, matrimoniali o religiose che fossero.»</span><span style="font-size:13.5pt;font-family:Arial;">   </span></p>
<p><span style="font-size:13.5pt;font-family:Arial;">Come si vede, tutt&#8217;altro che un capriccio: personalmente la figura di Enrico VIII non mi è per niente simpatica, tuttavia debbo riconoscere che in questo caso egli fece l’interesse del suo paese, sottraendolo all’ingerenza della Chiesa.</span><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/zoris.wordpress.com/8/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/zoris.wordpress.com/8/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=8&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Enrico VIII</media:title>
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		<title>Diffidate dell&#8217;asterisco</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 14:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zoris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[asterisco]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella pubblicità è da tempo invalso l’uso di mirabolanti annunci di prodotti o servizi a prezzi molto convenienti, in fondo ai quali però compare un piccolo asterisco, che rimanda a una noticina, spesso quasi nascosta e comunque difficile da trovare, scritta in caratteri piccoli o piccolissimi, su uno sfondo colorato che ne rende disagevole la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=5&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman"></font></p>
<p style="text-indent:35.4pt;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Nella pubblicità è da tempo invalso l’uso di mirabolanti annunci di prodotti o servizi a prezzi molto convenienti, in fondo ai quali però compare un piccolo asterisco, che rimanda a una noticina, spesso quasi nascosta e comunque difficile da trovare, scritta in caratteri piccoli o piccolissimi, su uno sfondo colorato che ne rende disagevole la lettura, spesso di traverso e inserita nelle posizioni più strane e difficili da trovare; detta noticina quasi sempre si può tradurre nella frase: «quanto scritto prima dell&#8217;asterisco non è vero».</font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>            </span>La società telefonica XX annuncia un’eccezionale riduzione del costo della telefonata? Ecco che l’asterisco rimanda a una nota che dice per es.: «Esclusa IVA, escluso l’addebito alla risposta, escluse le telefonate nelle ore a tariffa intera, esclusi i collegamenti Internet e così via escludendo». In altri termini: “non è vero che il costo è quello indicato”.</font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>            </span>La compagnia aerea YY annuncia convenienti tariffe per i voli Milano &#8211; Londra e ritorno? Il terribile asterisco rimanda, se la trovate, a una nota che recita: «Solo nei week-end, purché il soggiorno sia di almeno tre giorni, esclusi i periodi di alto traffico, solo per i primi 10 che prenotano, solo se il biglietto viene acquistato almeno 14 giorni prima della partenza, solo se c’è disponibilità di posti ecc. ecc.» con tutta una serie di condizioni che escludono di fatto la possibilità di usufruire della tariffa indicata.</font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>            </span>Si può obiettare: cosa c’è di male se certe promozioni vengono sottoposte a condizioni? Risposta: correttezza vorrebbe che le condizioni limitative venissero esposte insieme con il testo principale, con gli stessi caratteri e con l&#8217;importo finale già calcolato (cioè IVA ed eventuali altre tasse comprese).</font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>            </span>In conclusione un consiglio: se un annuncio ha l’asterisco, diffidate.</font></p>
<p><font face="Times New Roman"></font></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/zoris.wordpress.com/5/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/zoris.wordpress.com/5/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoris.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoris.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoris.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoris.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoris.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoris.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoris.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoris.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoris.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoris.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoris.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoris.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoris.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoris.wordpress.com/5/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoris.wordpress.com&amp;blog=2219448&amp;post=5&amp;subd=zoris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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