Un lettore del Corriere della Sera, riferendosi alla contesa tra Enrico VIII e il papa Clemente VII, scrive che «per un capriccio di Enrico VIII, vi è stato uno scisma che ancora non si ricuce.»
In realtà il re avrebbe potuto benissimo tenersi Anna Bolena come amante, comportamento consueto secondo i costumi del suo tempo. Ma Enrico voleva un erede maschio legittimo per assicurare all’Inghilterra una successione indiscussa, evitando, dopo la sua morte, una guerra civile. Inoltre, come sostiene lo storico inglese Trevelyan nella sua «History of England», il rifiuto opposto dal papa a sciogliere Enrico dal vincolo matrimoniale non era dovuto a scrupoli morali (sacralità del matrimonio, indissolubilità dello stesso): poco prima il papa aveva concesso lo scioglimento del vincolo alla sorella di Enrico, Margherita, regina di Scozia, con un pretesto assai meno giustificabile; e i suoi predecessori avevano sciolto il matrimonio di sovrani come Luigi XII di Francia, per nessun altro motivo che la ragion di Stato.» Scrive ancora Trevelyan: «A Enrico sembrò intollerabile che gli interessi dell’Inghilterra dovessero dipendere, tramite il papa, dalla volontà dell’imperatore (Carlo V), e finì per rendersi conto di ciò che molti Inglesi avevano già chiaro da tempo: che l’Inghilterra, se voleva essere veramente una nazione, doveva ripudiare una giurisdizione spirituale formulata dai suoi nemici. Lo spirito nazionalistico inglese ormai adulto, si chiedeva perché dovessimo andare a cercare all’estero le nostre leggi, matrimoniali o religiose che fossero.»
Come si vede, tutt’altro che un capriccio: personalmente la figura di Enrico VIII non mi è per niente simpatica, tuttavia debbo riconoscere che in questo caso egli fece l’interesse del suo paese, sottraendolo all’ingerenza della Chiesa.